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Perché non è corretto cenare soli con persone dell’altro sesso che non siano il proprio partner

Mentre scrivo sono alcune ore che tutte le agenzie di stampa e giornali del mondo rimbalzano un’affermazione attribuita a Mike Pence secondo la quale lui – oggi vicepresidente degli Stati Uniti – non cenerebbe mai da solo con una donna che non fosse sua moglie.

Apriti cielo.

Per provocare lo scatenamento nazi-femminista basta molto meno, figuriamoci l’effetto di una bomba del genere. Si sono aizzate come i piranha dei film, in cui i famelici pesci fanno “friggere” l’acqua.

“Pence non cenerebbe mai solo con una donna, quindi non ne assumerebbe mai una”
“Il vicepresidente è un misogino“
“Quanto dice implica che passare del tempo con una donna abbia per forza implicazioni sessuali”
“Pence offende anche gli uomini che evidentemente considera incapaci di contenersi”

Su tutte vince questa:
“…Pence non potrebbe mai incontrare Angela Merkel…”

Lasciando da parte la dichiarazione del Pence politico, trovo l’argomento molto interessante perché sappiamo quanto le cene siano da sempre un momento privilegiato per le riunioni di lavoro e quanto di conseguenza quelle fra un uomo ed una donna siano un’eventualità comune.
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Avviso ai giovani alla ricerca di prima occupazione: il magico mondo delle aziende non esiste!

Pochi giorni fa ho rivisto su YouTube questa celebre clip tratta dal mitico Fantozzi e mi sono letteralmente piegato in due dalle risate:

“E’ un bel direttore”, “un santo!”, “apostolo!”, espressioni tanto ridicole quanto, se non realistiche, rivelatrici di quella che è veramente la vita d’azienda. Fantozzi è un capolavoro che dovrebbe costituire materia d’esame nei corsi di economia aziendale, altroché un semplice film comico!

La verità è che la vita in azienda è per davvero quella dello sfigatissimo ragionier Ugo e non solo se, come lui, vi votate ad un’esistenza umile, dimessa e lontana dalle posizioni di comando.
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Come difendersi da chi ci vuole vendere un lavoro

Vi racconto una storia.

Un giovane di belle speranze si reca nell’ufficio di una società di selezione che l’ha contattato per sostenere un colloquio.

Il giovane non se la passa male: grazie ad un buon percorso di studi e alle lingue straniere (parla correntemente inglese e tedesco) ha un impiego stabile e ben retribuito. Peccato solo che l’ambiente sia un po’ troppo stressante, ed il capo non esattamente il massimo… per questo quando riceve la chiamata, non se la sente di rifiutare.

Dopo le presentazioni di rito e alcune domande, la recruiter che lo intervista è entusiasta. Anni di colloqui l’hanno resa attenta ed esperta ed è sicura di non sbagliarsi: il candidato in questione è veramente valido. Al 99% ha trovato una soluzione per quell’azienda un po’ difficile… per questo non bisogna perdere tempo! Ferma il giovane, gli dice di aspettare, e afferra il telefono:
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La meravigliosa imprenditorialità dei trentenni di oggi

E’ un fenomeno già notevole ed in continua ascesa. Solo nel giro delle mie conoscenze conto un numero incredibile di neo-imprenditori/startupper.

Tutti hanno abbandonato il “posto fisso” per inseguire un sogno.

Conosco:
un’ex impiegata di banca che ora fa la psicologa; un ex cameriere che ha aperto la sua pizzeria; due ex analisti di una grande impresa che hanno lanciato la loro società in ambito web-marketing; un ingegnere meccanico che fa il fotografo; un architetto che ha aperto il suo bed&breakfast; e potrei continuare per un po’.

Lo trovo meraviglioso.

Non per essere volgari – direte voi – ma grazie al c****! E’ la crisi economica, la gente è praticamente obbligata a cercarsi alternative per conto proprio. 

Una critica di questo genere non sarebbe infondata.

Il posto “fisso” che tale non è più e condizioni contrattuali sempre peggiori hanno senza dubbio favorito il fiorire della recente neo-imprenditorialità. 
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Le 13 cose che devi smettere di fare immediatamente se vuoi avere successo

Qualcuno un giorno mi rivelò la definizione di inferno:

Nel tuo ultimo giorno sulla Terra, la persona che sei diventato incontrerà la persona che saresti potuto diventare.

Esordisce così Zdravko Cvijetic in un post uscito su medium.com sul quale mi sono imbattuto con piacere (tanto da volervelo riproporre) nel corso di un lungo viaggio in treno.

Secondo Cvijetic per avere successo nella vita non occorre necessariamente aggiungere (più studio, più lavoro, più impegno), potrebbe infatti risultare molto più incisivo un processo di eliminazione dei comportamenti scorretti.

I suoi 13 punti sono condivisibili, soprattutto perché prescindono completamente dall’idea di successo di ognuno (beninteso: il successo non è solo quello sul lavoro!). Insomma, sono validi per tutti.

Come resistere ad un buon elenco di buoni propositi ad inizio anno?
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