Perché non è corretto cenare soli con persone dell’altro sesso che non siano il proprio partner

Mentre scrivo sono alcune ore che tutte le agenzie di stampa e giornali del mondo rimbalzano un’affermazione attribuita a Mike Pence secondo la quale lui – oggi vicepresidente degli Stati Uniti – non cenerebbe mai da solo con una donna che non fosse sua moglie.

Apriti cielo.

Per provocare lo scatenamento nazi-femminista basta molto meno, figuriamoci l’effetto di una bomba del genere. Si sono aizzate come i piranha dei film, in cui i famelici pesci fanno “friggere” l’acqua.

“Pence non cenerebbe mai solo con una donna, quindi non ne assumerebbe mai una”
“Il vicepresidente è un misogino“
“Quanto dice implica che passare del tempo con una donna abbia per forza implicazioni sessuali”
“Pence offende anche gli uomini che evidentemente considera incapaci di contenersi”

Su tutte vince questa:
“…Pence non potrebbe mai incontrare Angela Merkel…”

Lasciando da parte la dichiarazione del Pence politico, trovo l’argomento molto interessante perché sappiamo quanto le cene siano da sempre un momento privilegiato per le riunioni di lavoro e quanto di conseguenza quelle fra un uomo ed una donna siano un’eventualità comune.

E’ corretto che un uomo ed una donna non liberi sentimentalmente cenino da soli?

Pur non condividendo la bigotteria di certi esponenti dell’amministrazione Trump (certo non quella del presidente che sappiamo molto più disinibito), devo ammettere di trovarmi d’accordo con Pence: nemmeno a me piace l’idea di cenare da solo con una donna che non sia la mia ragazza. Fossi donna, credo la penserei allo stesso modo relativamente ad una cena con un uomo. La questione è speculare, nessun maschilismo o femminismo.

Ho riflettuto con attenzione sulle ragioni alla base del mio pensiero e ho capito che, tanto per cominciare, per me la cena si lega all’intimità dell’ambiente familiare. Mio padre quando lavorava tornava a casa sempre piuttosto tardi, verso le sette e mezza/otto, eppure tornava e mangiava con noi, non in giro con chissà chi. Chiaramente si può cenare anche con degli amici – è fantastico! –, con il proprio compagno/a, oppure si può farlo con una persona che ci piace in occasione di un appuntamento galante, però la sfera di intimità resta.

Mi si potrà dire che una cena fra amici può anche essere una cena fra due amici uomo e donna, tuttavia rispondo: perché a due? Perché non in gruppo? A meno che i due non siano single, la situazione non mi piace.

Trovo esista anche una questione specifica per le donne di aspetto gradevole fra i diciotto e i quarant’anni: siate consapevoli che nel corso di una cena a due l’ottanta per cento degli uomini finirà inesorabilmente col provarci. Non dico che vi aggrediranno, che saranno cafoni e sgradevoli per forza, ma ci proveranno. Non mi si chieda di argomentare, è semplicemente un dato di fatto.

Eh, ma ci sono anche le cene di lavoro, magari indispensabili! Come facciamo?!

Ma scusate, devono obbligatoriamente essere dei tête-à-tête?

Penso che Mike Pence possa stare sereno perché non si troverà mai solo con Angela Merkel (che comunque non mi immagino proprio a flirtare). A tavola saranno presenti almeno una decina di persone dei rispettivi staff.

Lo stesso non può accadere anche per noi mortali?

A proposito delle cene di lavoro mi sorge un dubbio anche più a monte:

Sono veramente necessarie? E’ davvero impossibile discutere prima delle nove di sera?

Rimandare alla mattina successiva è così offensivo?

Suvvia, nessuno va volentieri a cene di lavoro dopo una giornata faticosa in cui si bramano solamente una doccia e un po’ di cazzeggio su Whatsapp.

Che traditori e traditrici trovino sempre il modo di esprimere la loro infedeltà (a colazione, in palestra, in lavanderia, in farmacia, su internet) e che quindi non è tanto la cena in sé il punto, siamo d’accordo. Trovo però che in una società in cui sembra che tutto debba essere sdoganato ad ogni costo qualche piccola attenzione sia giusto conservarla.

E non è questione di sapersi contenere!

Penso che una persona impegnata sentimentalmente che limiti le cene a due con persone dell’altro sesso compia un atto di gentilezza molto raffinato (e aggiungo gradito!) nei confronti del proprio partner e della propria famiglia. Figure chiave della vita che in una situazione del genere (in cui, tanto per cominciare, non sono presenti) possono sentirsi a disagio, poco serene e preoccupate non per quanto può fare la persona che amano verso la quale magari ripongono una fiducia incondizionata, ma per il comportamento di uno sconosciuto che può sempre rivelarsi scorretto e inopportuno.

 

 

 

Foto: Corriere della Sera

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