Parlare troppo del proprio lavoro va male

Nonostante abbiamo deciso di dedicare un intero blog alla vita professionale, non abbiamo alcun problema ad ammettere che fra le persone più fastidiose vanno sicuramente annoverate quelle che parlano in continuazione della loro carriera e del loro lavoro.

Ne conosciamo di due tipi:

I preoccupati
Sicuramente i meno peggio perché la loro ossessione è legata ad un problema che sfogano con amici e parenti. Il preoccupato più che di carriera parla delle proprie angosce quotidiane, delle difficoltà che lo attanagliano. Se vi capita di incontrarne siate clementi e, se potete, spendete una parola buona.

I gasati
Questi vi salutano e fanno partire il disco. L’argomento è la LORO carriera; qualcosa che potrebbe minacciarla; quanto bravi e preparati siano; quanto questo non venga capito a sufficienza dai colleghi (evidentemente inferiori); il capo che li adora e gli ha già steso un tappeto rosso verso il successo. Il gasato è talmente innamorato di sé da convincersi che pure gli altri lo siano. Diciamolo, sono insopportabili. Figli di genitori che li hanno elogiati dalla nascita per qualunque cosa, tendono ad annichilire il prossimo con un ego senza confini. L’argomento è sempre e solo LORO.

Con questi nessuna pietà o frasi di circostanza. Lo dico sapendo di essere fin troppo diplomatico con questo genere di persone. La cosa migliore, in ogni caso, è evitarli o frequentarli il meno possibile.
La poco invidiabile ispirazione per questo post mi è arrivata da un vecchio amico che vedo di tanto in tanto e appartiene alla seconda categoria; ho debitamente provveduto a metterlo nella black-list delle persone da incontrare massimo un paio di volte al mese.

Come in molti ambiti della vita un sano equilibrio permette di rispettare le norme base della convivenza civile.
Parlare del proprio lavoro con eleganza non è complicato ma serve buon gusto: vanno evitati toni trionfalistici che potrebbero mettere a disagio qualcuno meno fortunato (e in ridicolo noi stessi); è opportuno lasciare all’interlocutore la possibilità di esprimersi (se siamo stati ascoltati, dobbiamo la stessa attenzione); non vanno dette fesserie fuori dal mondo; non bisogna, in ogni caso, parlarne troppo.

Non dimostriamo un attaccamento morboso all’argomento e non prendiamoci troppo sul serio, che i problemi veri della vita sono altri (e in ogni caso esistono moltissime altre cose interessanti).

Non dimentichiamo inoltre una regola d’oro:
in linea di massima le persone non sono così interessate ai particolari della nostra vita e ad ascoltarci per ore mentre li narriamo, evitiamo dunque di assillarle!

 

 

 

Foto: Wall Street (1987)

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