Il mondo del lavoro si sta polarizzando: un quadro della situazione e suggerimenti per la riuscita

Da diverso tempo osservo un inesorabile cambiamento del mondo del lavoro che sta causando l’estinzione del lavoro “medio”, quello né troppo facile né troppo difficile, non strapagato ma nemmeno da fame, il lavoro da otto ore al giorno che fino a pochi anni fa avremmo definito “normale”.

Un po’ come il ceto medio che sta sparendo, anche il lavoro medio sembra essere sempre più raro, e probabilmente è proprio l’inizio della sua crisi ad aver messo in ginocchio la buona vecchia classe media.

Questo fenomeno lo definirei una vera e propria polarizzazione, perché non è che ci siano meno soldi in circolazione, o condizioni peggiori in assoluto, si sta creando una netta separazione fra lavori molto buoni e lavori pessimi, con in mezzo sempre meno.

Non posso fare a meno di notare come nella cerchia delle mie amicizie e conoscenze ci siano da una parte numerosi (normalmente piccoli) imprenditori, liberi professionisti, quadri direttivi e simili con redditi interessanti, e dall’altra impiegatucci precari e malpagati. Vie di mezzo ne conosco veramente poche.

Ritengo che buona parte del fenomeno sia da imputare alla drastica riduzione dei posti disponibili nel settore pubblico e bancario, dove un tempo l’impiegato generico trovava con relativa facilità un posto dignitosamente pagato e una carriera che poteva anche diventare interessante. Oggi stipendio decente e carriera te li devi guadagnare a carissimo prezzo….

Fortunatamente questo nuovo scenario non si è ancora realizzato in pieno, c’è dunque tempo e modo per intervenire se ci si trova dalla parte sbagliata, credo tuttavia che i prossimi vent’anni saranno implacabili e porteranno la polarizzazione a pieno compimento.

Sia ben chiaro: non parlerei mai di un argomento simile con leggerezza o, peggio, razzismo nei confronti dei meno fortunati; mi limito a scattare una fotografia di quello che vedo.

Colgo inoltre in pieno gli aspetti drammatici

L’inasprimento competitivo ci sta portando verso un mondo dove non si può mai allentare la tensione, dove i momenti di relax diventano sempre più rari, una vita continuamente immersa nei problemi del lavoro, anche in età matura.

Proprio pochi giorni fa un consulente dell’azienda per cui lavoro, un signore sulla sessantina, mi ha confessato una cosa che mi ha dato molto da riflettere: “se ammettessi di essere stanco” mi ha detto “e di, ad esempio, voler lavorare solo tre o quattro giorni alla settimana, entro sei mesi mi farebbero fuori”. Per una questione di gentilezza mi sono limitato a sdrammatizzare, ma in cuor mio ho realizzato immediatamente che aveva ragione da vendere. Dunque anche la consuetudine per la quale, nell’epoca d’oro, non si andava a rompere le palle a una persona prossima alla pensione è stata violata.

Che fare allora per tutelarsi nei confronti di un mondo selvaggio che divide (e dividerà sempre di più) fra benestanti e poveri fregandosene di tutto (età compresa)?

La risposta non è per niente facile, in attesa di capire meglio quanto sta accadendo ci limitiamo a dare quattro consigli.

Esiste un tema formazione: bisogna saper scegliere sempre meglio cosa studiare. Studio permettendo è poi indispensabile iniziare a lavorare il prima possibile per inserirsi, fare esperienza e conoscenze, smaliziarsi, imparare a conoscersi allo scopo di individuare il lavoro che più si confà alle nostre caratteristiche e trovarlo nel minor tempo possibile. Importantissimo è fare molte esperienze differenti, soprattutto fra i 24 e i 34 anni. Per finire, sono convinto che non si possa più rinunciare ad una forte specializzazione, al bando quindi i lavori da tuttofare, privi di contenuti chiari e facilmente individuabili dal mercato.

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