L’hai detto al lavoro che sei fidanzato?

Per quanto ingiusto, è un fatto che la nostra vita privata e sentimentale interessi enormemente alle aziende per cui lavoriamo, soprattutto ad una certa categoria di esse; io l’ho realizzato sulla mia pelle – con grande stupore e disagio – solo di recente.

Nei casi peggiori l’azienda, di solito nelle vesti di un responsabile, ti spiega apertamente “che carriera e vita sentimentale non vanno d’accordo”, oppure, se sei uomo, tentano l’approccio maschile-empatico-maiale e ti ricordano che “si viaggia molto per lavoro qui da noi, e in giro per il mondo ci sono parecchie opportunità…”, si sprecano quindi risatine maliziose e sguardi complici.

Trovo tutto questo assolutamente sgradevole: una persona non dovrebbe mai doversi trovare in difficoltà – giustificarsi – per via della propria vita privata. Uno è libero di essere etero fidanzato, gay sposato, single poligamo, ecc. ecc. e all’azienda non deve interessare, almeno fintanto che, come lavoratore, si svolgono i propri compiti con efficienza e professionalità.

Scrivendo Blog Job ho pertanto deciso di affrontare l’argomento scottante per offrire una soluzione pratica e non subire più l’invadenza aziendale nella propria vita privata.

Quindi: come si approccia il lavoro da fidanzati?

Nello stesso modo di un single, basta solo stare un po’ attenti a ciò che si dice.

Ricordate: la vostra vita privata E’ interessante per loro, anche se per pudore all’inizio potrebbero non farvi domande dirette, quindi tenete mentalmente la guardia alta.

L’azienda impicciona di solito è quella che vi chiede di più in termini di sforzo lavorativo. Se state per ricoprire una posizione di responsabilità che vi terrà molte ore in ufficio, se vi viene richiesta grande mobilità territoriale, se un trasferimento all’estero è un’ipotesi plausibile, il vostro datore di lavoro si preoccuperà che ad un certo punto vi tiriate indietro a causa di una relazione, di un matrimonio, dei figli.

Quindi, se siete in fase di colloquio e il lavoro vi interessa per i suoi contenuti, o se siete già stati assunti ma siete ancora agli inizi, il mio suggerimento è quello di NON dire che siete fidanzati. Tenetevelo per voi.

Se ve lo chiedono direttamente: mentite.

Mentire non è mai una bella cosa, ma a mio modo di vedere non lo è nemmeno fare valutazioni – positive o negative – su un dipendente sulla base della sua vita privata.

Definiamo quindi questa strategia come una sorta di autodifesa.

Naturalmente questa chiusura può essere messa da parte dopo un po’ di tempo, quando si stabilisce un rapporto di fiducia o quando capite che l’azienda non interferisce con la vostra vita al di fuori del lavoro.

Io da questo punto di vista ho cannato completamente.

Nel mio ultimo cambio di lavoro – il primo da fidanzato – mi sono ritrovato molto ingenuamente a dire la verità quando, a poche settimane dall’assunzione, mi è stato chiesto se fossi o meno impegnato.

L’errore l’ho realizzato praticamente subito: il capo ha infatti ricominciato con gli argomenti del primo paragrafo (che stavolta vi risparmio).

Per recuperare, ho deciso semplicemente di non parlarne più e vediamo se questo sarà sufficiente a distogliere le loro sgradite attenzioni da quanto di più caro ho al mondo. Speriamo sia sufficiente…

E se invece siete sposati o convivete? E se magari avete figli?

Se avete fatto questi importanti passi sono molto felice per voi!

Ovviamente non è pensabile nascondere di avere famiglia – anzi, l’azienda lo deve tenere ben presente! – quindi in tal caso vi cercherete realtà in cui non sia necessario mentire e che limitino il loro giudizio al vostro operato sul lavoro.

Le imprese gestite da persone capaci – quelle che nel lungo periodo sono vincenti – utilizzano per raggiungere il successo l’entusiasmo del dipendente, la sua voglia di farsi in quattro per la causa aziendale, e non cercano certo di azzerarne la vita al di fuori del lavoro per controllarlo meglio; chi fa questo ottiene solamente disaffezione e turnover del personale alle stelle. Quindi un po’ tutti – a prescindere da come vogliamo impostare la nostra vita privata – dobbiamo ambire a lavorare in realtà evolute, ne va del nostro benessere e sviluppo professionale.

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