La cena di Natale

Gli ultimi giorni di lavoro prima della pausa natalizia prevedono in quasi tutte le aziende una più o meno sentita cena di festeggiamento.

Ma è perché si va al lavoro volentieri, non esistono tensioni e i rapporti sono eccellenti?

Nulla di tutto questo.

E’ come in una famiglia: la perfezione non esiste e le incomprensioni capitano, però la tradizione è tradizione e qualche rito per cementare il gruppo resta importante.

Nella mia esperienza di lavoro ho visto tre diversi approcci alla cena di Natale:

Ci sono gli entusiasti che non vedono l’ora di andare per mangiare e (soprattutto) bere, e quindi divertirsi.

Ci sono i ligi al dovere ai quali l’idea non fa impazzire ma alla fine partecipano lo stesso, mood della serata “come ogni anno mi tocca”.

Esiste poi un terzo gruppo che, fortemente insoddisfatto dall’ambiente, dai colleghi, dal capo, dal proprio lavoro, decide di utilizzare la cena – o meglio l’assenza dalla cena – come strumento di protesta e quindi diserta l’appuntamento.

I primi due comportamenti sono corretti, l’ultimo rappresenta invece un madornale errore di valutazione.

Il motivo è molto semplice.

Nella migliore delle ipotesi l’assenza viene semplicemente ignorata (al gruppo in festa frega poco del lupo solitario che si autoesclude); nella peggiore, l’assenza viene ben notata (magari da qualcuno di sbagliato) e causa un’esclusione che, anche se informale, può pericolosamente riflettersi sul lavoro di tutti i giorni. In entrambi i casi l’assente in protesta non guadagna assolutamente nulla e, anzi, si isola, andando ad aggravare i problemi che già lo rendevano insofferente.

La cena di Natale (come compleanni di colleghi, caffè delle undici della mattina, ecc. ecc.) non è un appuntamento di serie B (è tutto il contrario). E’ un impegno a cui partecipare con entusiasmo per cementare relazioni in un contesto rilassato con lo scopo preciso di migliorare il proprio ambiente di lavoro.

Come funziona?

Essere parte del gruppo, ben considerati, rispettati, “stare simpatici”, significa ricevere più aiuto, essere giudicati con minore severità, avere maggior potere negoziale, essere più ascoltati, ricevere maggiore fiducia e tutta una serie di altre cose positive che variano da ambiente ad ambiente.

Va ricordato che le basi per ottenere simili vantaggi si gettano con molta più facilità fuori dall’ufficio dove le persone, finalmente alleggerite dal loro carico di stress, abbassano le difese per diventare molto più piacevoli e disponibili alla reciproca conoscenza.

Qualcuno a questo punto potrebbe accusarmi di cinismo: in fondo sto suggerendo di andare alla cena di Natale e di frequentare i colleghi solo per ricevere qualcosa in cambio.

Beh, nulla impedisce di stringere anche qualche amicizia genuina, non va però dimenticato che l’ambiente di lavoro è regolato da rapporti di forza, un comportamento strategico non è quindi una colpa, in particolare se in gioco c’è il proprio benessere.

 

 

Foto: Parenti serpenti (1992)

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