Category Archives: Problemi sul lavoro

Problemi comuni e meno comuni, e le nostre soluzioni!

Ottenere un aumento di stipendio

Recentemente ho concretizzato un proposito che covavo da tempo: ho chiesto e ottenuto un aumento di stipendio.

Penso che su questo tema vada fatta, da noi in Italia, un sacco di educazione.

Innanzitutto dobbiamo metterci in testa che chiedere l’aumento NON è una vergogna. Parlare di soldi, di quelli che percepiamo, non è un tabù (anche se fanno di tutto per farcelo credere). Lavoriamo per la gloria? Certo che no, se dedichiamo buona parte della vita ad un’attività è assolutamente normale che lo facciamo per denaro e che le nostre pretese con il tempo vadano aumentando.

Altra idea dura a morire è che non serva chiedere l’aumento perché se il capo ce l’avesse voluto dare lo avrebbe fatto di sua spontanea iniziativa.

FALSO
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Quando siamo costretti a lasciare un lavoro

Se avete meno di 35 anni sapete bene quanto cambiare lavoro più e più volte sia diventato oggi non solo normale ma anche estremamente comune.

In linea di principio ciò non è un problema (anzi), molto però dipende da come il cambiamento effettivamente avviene, dal motivo per cui avviene, perché se tutti ce lo auguriamo ricco di novità positive (più soldi, più prestigio, più questo e più quello) nella realtà le cose possono andare diversamente.

Può ad esempio capitare che il cambiamento si imponga, o ci venga imposto, ed ecco che la sua gestione diventa più complicata.

Anni fa lavoravo per un’azienda che non mi avrebbe mai dato una reale stabilità economica, e fui pertanto costretto a cercarmi un’alternativa. Quel lavoro oggettivamente andava cambiato, letteralmente mi obbligava a lasciarlo.

Ci sono mille ragioni per andarsene comunque.
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Avviso ai giovani alla ricerca di prima occupazione: il magico mondo delle aziende non esiste!

Pochi giorni fa ho rivisto su YouTube questa celebre clip tratta dal mitico Fantozzi e mi sono letteralmente piegato in due dalle risate:

“E’ un bel direttore”, “un santo!”, “apostolo!”, espressioni tanto ridicole quanto, se non realistiche, rivelatrici di quella che è veramente la vita d’azienda. Fantozzi è un capolavoro che dovrebbe costituire materia d’esame nei corsi di economia aziendale, altroché un semplice film comico!

La verità è che la vita in azienda è per davvero quella dello sfigatissimo ragionier Ugo e non solo se, come lui, vi votate ad un’esistenza umile, dimessa e lontana dalle posizioni di comando.
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Perché le donne scelgono di stare a casa a preparare le slides

Ho fatto un errore classico. Un classico da primo post di BlogJob, un errore da pivelli. Ecco com’è andata.

Sono venuta in contatto per motivi di lavoro con un importante funzionario messicano, che alla fine di un lungo scambio di email, soddisfatto per il lavoro svolto insieme, mi ha chiesto di partecipare ad un importante convegno internazionale da lui organizzato per la prossima primavera a Jakarta.
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La cena di Natale

Gli ultimi giorni di lavoro prima della pausa natalizia prevedono in quasi tutte le aziende una più o meno sentita cena di festeggiamento.

Ma è perché si va al lavoro volentieri, non esistono tensioni e i rapporti sono eccellenti?

Nulla di tutto questo.

E’ come in una famiglia: la perfezione non esiste e le incomprensioni capitano, però la tradizione è tradizione e qualche rito per cementare il gruppo resta importante.

Nella mia esperienza di lavoro ho visto tre diversi approcci alla cena di Natale:

Ci sono gli entusiasti che non vedono l’ora di andare per mangiare e (soprattutto) bere, e quindi divertirsi.

Ci sono i ligi al dovere ai quali l’idea non fa impazzire ma alla fine partecipano lo stesso, mood della serata “come ogni anno mi tocca”.

Esiste poi un terzo gruppo che, fortemente insoddisfatto dall’ambiente, dai colleghi, dal capo, dal proprio lavoro, decide di utilizzare la cena – o meglio l’assenza dalla cena – come strumento di protesta e quindi diserta l’appuntamento.

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Ebbene sì, ci sono cascato di nuovo

Ebbene sì, dopo mesi trascorsi a pontificare su come si cerca il lavoro, su come si scovano gli scheletri nell’armadio di un’azienda, su come ci si tutela dalla crescente aggressività e dalle insidie del mondo del lavoro, ci sono cascato (di nuovo): ho accettato un lavoro da incubo.

E’ proprio vero che il calzolaio è sempre quello con le scarpe rotte…

Come so di avere un lavoro da incubo? Semplice:

1) Ho una certa esperienza in tal senso;
2) Ho effettuato un esame approfondito e la diagnosi non lascia scampo.

Nel mio caso si tratta di un lavoro all’estero per una società italiana, gli elementi che lo configurano come lavoro da incubo sono i seguenti (tutti molto classici):
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