Category Archives: Attualità

O hai la giusta relazione o sei carne da cannone

Questo è un post per gli ambiziosi, per quelli che pensano in grande e desiderano una vita fuori dall’ordinario e all’insegna del successo.

Niente di male eh… solo pessime notizie.

E’ del 26 luglio 2017 uno splendido articolo uscito su jacobinmag.com che mi fa arrabbiare moltissimo perché talmente bello e vicino al mio pensiero che avrei dovuto scriverlo io. E invece mi devo limitare a citarlo.

L’articolo parla dell’enfant prodige della politica mondiale, il neo-eletto presidente della repubblica francese Emmanuel Macron.

Come sostiene l’autore Macron è giovane, bello e carismatico, tuttavia togliamoci dalla testa che sia anche buono (il titolo dell’articolo è “Macron is not your friend”). L’immagine di salvatore della patria, paladino del bene, estremo difensore di qualunque nobile istanza si rivela alla prova dei fatti (e delle sue prime decisioni da presidente) una macchinazione elettorale ben riuscita in cui lui è riuscito a farsi passare per una specie di supereroe della Marvel.
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I “neet” e un paio di consigli per uscire dal circolo vizioso della disoccupazione

L’articolo uscito su La Stampa che racconta di Ernesto – ventunenne, torinese e “neet” – mi ha molto colpito.

“Neet” è un acronimo inglese che sta per “not in employment, education or training” e che definisce nel gergo comune i giovani fra i diciannove ed i venticinque anni che conducono essenzialmente una vita da pensionato, salvo il fatto di non esserlo e di non percepire alcuna pensione.

Il neet non studia, non ha un lavoro e non ne cerca uno perché di solito lo ha cercato per molto tempo senza risultati ed è talmente sfiduciato da non crederci più. Il neet sprofonda in uno stato di apatia, non agisce e probabilmente perché non sa come farlo. Ernesto, il protagonista dell’articolo, fa il casalingo la mattina, ed il pomeriggio gioca con la PlayStation. Guarda i suoi coetanei vivere normalmente mentre lui non può permettersi nulla; implicitamente mette anche in discussione il proprio diritto a desiderare le cose più normali tipo una serata in discoteca o una vacanza estiva.

La vicenda ha bucato lo schermo ma non scopre nulla di nuovo. In Italia manca da anni una vera politica del lavoro che si occupi di dare un’occupazione a tutti. Alla fine uno Stato se non si preoccupa di pianificare questo, cosa deve fare?
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Il mondo del lavoro si sta polarizzando: un quadro della situazione e suggerimenti per la riuscita

Da diverso tempo osservo un inesorabile cambiamento del mondo del lavoro che sta causando l’estinzione del lavoro “medio”, quello né troppo facile né troppo difficile, non strapagato ma nemmeno da fame, il lavoro da otto ore al giorno che fino a pochi anni fa avremmo definito “normale”.

Un po’ come il ceto medio che sta sparendo, anche il lavoro medio sembra essere sempre più raro, e probabilmente è proprio l’inizio della sua crisi ad aver messo in ginocchio la buona vecchia classe media.

Questo fenomeno lo definirei una vera e propria polarizzazione, perché non è che ci siano meno soldi in circolazione, o condizioni peggiori in assoluto, si sta creando una netta separazione fra lavori molto buoni e lavori pessimi, con in mezzo sempre meno.

Non posso fare a meno di notare come nella cerchia delle mie amicizie e conoscenze ci siano da una parte numerosi (normalmente piccoli) imprenditori, liberi professionisti, quadri direttivi e simili con redditi interessanti, e dall’altra impiegatucci precari e malpagati. Vie di mezzo ne conosco veramente poche.
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La vittoria di Trump e l’incapacità di dire “ho sbagliato”

Le votazioni per eleggere il presidente degli Stati Uniti d’America – e tutta la campagna elettorale che le precede – sono da sempre un grande evento, un avvenimento in grado di cambiare il mondo.

Le ultime elezioni, quelle che hanno sancito l’arrivo alla Casa Bianca dell’inquilino Donald Trump, resteranno sicuramente negli annali. Senza dubbio per la vittoria di Trump in sé e per la bassa qualità dei candidati, tanto scadenti da aver creato imbarazzo agli elettori di entrambi gli schieramenti.

Il pezzo forte però è il presunto hackeraggio perpetrato dalla Russia ai danni della candidata democratica.

Le presidenziali 2016 resteranno nella storia soprattutto per questo.
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Il falso problema degli italiani all’estero e la perdita di competitività del Paese

Le recenti dichiarazioni del ministro Poletti, sprezzante nel parlare dei giovani italiani che hanno deciso di emigrare, hanno giustamente causato un’ondata di indignazione.

Non per essere permalosi, ma si devono decidere, cioè: se restiamo a casa da mamma e papà a studiare con calma e a mendicare un lavoro sotto casa siamo bamboccioni e choosy; se invece ci facciamo coraggio, diamo fondo a tutte le nostre energie e andiamo a caccia delle opportunità dove si presentano… meglio così! Perché non valiamo niente e se ci togliamo dai piedi è un bene per chi resta.

Cosa diavolo deve fare un ragazzo allora?

Penso che la politica italiana sia molto lontana dal mettere a fuoco il tema, e Poletti in particolare incappa in tre errori:

Errore 1: la pretesa di “definire” chi parte. Cervello in fuga o scappato di casa? Persona in gamba o incosciente? Futuro brillante o buco nell’acqua? I numeri sono talmente enormi – nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone – che illudersi di trovare una definizione preconfezionata valida per tutti è impossibile.
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