Monthly Archives: Dicembre 2016

Il falso problema degli italiani all’estero e la perdita di competitività del Paese

Le recenti dichiarazioni del ministro Poletti, sprezzante nel parlare dei giovani italiani che hanno deciso di emigrare, hanno giustamente causato un’ondata di indignazione.

Non per essere permalosi, ma si devono decidere, cioè: se restiamo a casa da mamma e papà a studiare con calma e a mendicare un lavoro sotto casa siamo bamboccioni e choosy; se invece ci facciamo coraggio, diamo fondo a tutte le nostre energie e andiamo a caccia delle opportunità dove si presentano… meglio così! Perché non valiamo niente e se ci togliamo dai piedi è un bene per chi resta.

Cosa diavolo deve fare un ragazzo allora?

Penso che la politica italiana sia molto lontana dal mettere a fuoco il tema, e Poletti in particolare incappa in tre errori:

Errore 1: la pretesa di “definire” chi parte. Cervello in fuga o scappato di casa? Persona in gamba o incosciente? Futuro brillante o buco nell’acqua? I numeri sono talmente enormi – nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone – che illudersi di trovare una definizione preconfezionata valida per tutti è impossibile.
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La cena di Natale

Gli ultimi giorni di lavoro prima della pausa natalizia prevedono in quasi tutte le aziende una più o meno sentita cena di festeggiamento.

Ma è perché si va al lavoro volentieri, non esistono tensioni e i rapporti sono eccellenti?

Nulla di tutto questo.

E’ come in una famiglia: la perfezione non esiste e le incomprensioni capitano, però la tradizione è tradizione e qualche rito per cementare il gruppo resta importante.

Nella mia esperienza di lavoro ho visto tre diversi approcci alla cena di Natale:

Ci sono gli entusiasti che non vedono l’ora di andare per mangiare e (soprattutto) bere, e quindi divertirsi.

Ci sono i ligi al dovere ai quali l’idea non fa impazzire ma alla fine partecipano lo stesso, mood della serata “come ogni anno mi tocca”.

Esiste poi un terzo gruppo che, fortemente insoddisfatto dall’ambiente, dai colleghi, dal capo, dal proprio lavoro, decide di utilizzare la cena – o meglio l’assenza dalla cena – come strumento di protesta e quindi diserta l’appuntamento.

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Scegliere la giusta formazione

Non so voi, ma da diversi mesi ho la sezione news della mia pagina Facebook sempre più intasata di pubblicità relativa ad offerte di formazione.

Probabilmente il re dei social network è arrivato a rilevare l’ignoranza dell’utente. Nel mio caso si è allarmato e mi consiglia di correre ai ripari…

Esse si suddividono essenzialmente in due macro-gruppi:

1. Formazione al miglioramento dell’autostima, dunque corsi per ritrovare la fiducia in sé stessi, la motivazione sul lavoro, le risorse mentali e la determinazione dopo un periodo decisamente no.
I formatori sono i guru della pacca sulla spalla 2.0.

2. Formazione su come fare i soldi. Niente a che vedere con strutturati, seri, patetici, vecchi, corsi di laurea in materie economiche. No, questi corsi (normalmente convention di due o tre giorni quando non semplicemente singoli libri) addestrano gli allievi a fare i soldi, i soldi veri. Si concentrano su un argomento (tipo l’investimento in immobili, il Forex, ecc. ecc.) e da lì costruiscono il corso. Sia chiaro, la preparazione pregressa dell’allievo non conta: le porte della ricchezza possono spalancarsi a qualunque disgraziato paghi l’iscrizione. In questo gruppo rientra di diritto anche il girone infernale del Network Marketing.
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La verità sul lavoro dei sogni

Un recente e brillante articolo della BBC dal titolo “Non è complicato ottenere il lavoro dei propri sogni. E poi odiarlo” mi ha molto divertito e dato da riflettere.

L’autrice – una giornalista della BBC, appunto – dichiara di aver sempre amato moltissimo gli animali e sognato, sin dall’infanzia, una professione che la mettesse a diretto contatto con loro. Verso i vent’anni, invece, le vicissitudini della vita la avvicinano al giornalismo; il sogno nel cassetto resta però lì e la accompagna fino all’età matura. Giunta dopo anni dinanzi alla possibilità di una pausa di tre mesi, la giornalista decide di darsi un’opportunità trasformando in realtà il proprio sogno di sempre: parte per la Tasmania per lavorare come volontaria in un centro di recupero per animali feriti.
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