Monthly Archives: Luglio 2016

Il colloquio da incubo

Una ragazza che conosco da parecchi anni mi chiede di portare il suo CV in azienda perché vuole cambiare lavoro e trova la realtà in cui opero molto interessante. Essendo il suo profilo più che adeguato decido con entusiasmo di accontentarla certo (e felice) di fare un favore sia a lei che alla mia azienda.

Dopo pochi giorni viene contattata da un responsabile (che conosco bene) per sostenere un colloquio telefonico conoscitivo.

Non mi sento col collega – rifletto che una mia telefonata potrebbe facilmente passare per una “sponsorizzazione” e la cosa non mi pare corretta -, però all’amica chiedo com’è andata.

Beh, me ne racconta di tutti i colori.

Esperienza nel complesso molto sgradevole.
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L’importanza delle apparenze

Qualche giorno fa parlando con un collega ho appreso che un ragazzo neoassunto non verrà confermato a settembre, al termine del periodo di prova.

La persona con cui ho parlato è il suo supervisore, il suo giudizio negativo ha avuto (avrà) un peso fondamentale sulla mancata conferma (o licenziamento che dir si voglia).

Non ho lasciato trapelare alcuna emozione, ma la notizia mi ha molto rattristato. Ha evocato in me i brutti ricordi di un periodo nemmeno troppo lontano in cui la vittima ero io, e non sono il tipo che si compiace che le sfighe tocchino anche agli altri.
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Il piccolo parassita

Nel posto di lavoro perfetto le informazioni circolano con efficienza e raggiungono tutti, le direttive vengono impartite in modo chiaro, il carico di lavoro è suddiviso equamente, il sistema di formazione prepara accuratamente ai compiti principali e rende facilmente reperibili le istruzioni per tutto il resto delle attività.

Obiettivo: efficienza e autonomia.

Non so voi, ma io un posto così non l’ho mai trovato.

Nella mia esperienza anche le cose più banali si imparano sulla propria pelle e a caro prezzo, con una fatica tanto inutile quanto necessaria.
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Quanto è necessario guadagnare per vivere da soli?

Scommetto che hai un’età compresa fra i 23 e i 30 anni, una gran voglia di ricavarti spazi tuoi (niente contro la famiglia, però desideri una più autonoma gestione di tempi e spazi) e il terrore di rientrare nella categoria dei bamboccioni, ovvero degli ultratrentenni che ancora vivono a casa con mamma e papà. O magari sei un po’ più grande e hai semplicemente voglia di capire se stai gestendo al meglio le tue finanze.

Sia chiaro che l’utilizzo in questa sede del termine bamboccioni è ironico; lungi da noi dare credito all’uscita infelice di un politicante che della vita (e delle difficoltà) dei giovani di oggi non sapeva assolutamente nulla. Anzi, questo post nasce proprio per discutere il tema alla luce delle problematiche che noi – noi sì – conosciamo molto bene. Prima di andare ad abitare da soli i conti bisogna farli con attenzione e noi con questo post speriamo di aiutarvi.

Quanto è necessario guadagnare per vivere da soli?
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Non cercare opportunità a Londra

Sei un brillante ragazzo italiano deluso dal tuo paese? Ti fa schifo la mancanza di meritocrazia, la politica marcia, e te ne vuoi andare in un posto dove le tue (fantastiche e uniche) competenze possano essere realmente valorizzate?

Stai pensando a Londra?

Il caso ha voluto che per lavoro ci sia dovuto andare una settimana proprio dal giorno successivo al voto che ha sancito l’inizio del Brexit.

La cosa che immediatamente mi ha turbato è la quantità di italiani.

Troppi, troppissimi.

Al ristorante:
Io: May I have a table for two?
Cameriere: Cciao bbelli, accomodatevi pure…
Io: silenzio ed espressione attonita

Ce ne sono sempre stati tanti a Londra, ma questa volta – complici i lunghi anni di crisi economica – il numero è esploso.
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