Monthly Archives: Giugno 2016

Ferie! Ferie! Ferie!

Avete presente quando con amici, ragazzo, famiglia, marito, progettate di prendere quella certa settimana di luglio o agosto, per andare in quel posto fantastico che vi piace tanto, che vi rilassa come nient’altro, che vi emoziona al solo pensiero, e mentalmente iniziate il conto alla rovescia?

Vi organizzate, date l’ok, non riuscite realisticamente ad intravvedere ostacoli al vostro progetto.

Al capo in realtà dovete ancora chiedere, ma in fondo perché mai pensare sempre negativo? Il suo benestare è una formalità. Vi siete organizzati così bene!

Un bel giorno allora andate a chiedere e scoprite di avere ancora molto da imparare sulla psicologia contorta dei capi, perché quella settimana così scontata non era.

Perché?!? Perché?!?
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Come riprendere il controllo del lavoro da incubo

La settimana di chi al lavoro non si trova bene segue uno schema tipico:

Lunedì e martedì: la sveglia è una tortura. Lo sconforto di essere solo all’inizio di una settimana da incubo – l’ennesima – fa vivere una sgradevole sensazione di oppressione, un peso sul petto. Infilare le scarpe per uscire fa venire il magone. Angoscia allo stato puro.

Mercoledì: negativo come tutti gli altri, ha l’unico pregio di rappresentare una tappa psicologicamente importante: il giro di boa.

Giovedì: si inizia ad intravedere la luce in fondo al tunnel.

Venerdì: alle vessazioni ormai si è fatto il callo e poco di inaspettato può ancora succedere. Le ore passano lente ma lo spirito ormai è quello del weekend. La sera si apre un mondo: si recupera la gioia di vivere e ci si diverte da matti con poco. Una birra con gli amici regala un sollievo indicibile, come una doccia fresca al termine di una maratona. Il pensiero di avere davanti un intero fine settimana è inebriante.
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L’hai detto al lavoro che sei fidanzato?

Per quanto ingiusto, è un fatto che la nostra vita privata e sentimentale interessi enormemente alle aziende per cui lavoriamo, soprattutto ad una certa categoria di esse; io l’ho realizzato sulla mia pelle – con grande stupore e disagio – solo di recente.

Nei casi peggiori l’azienda, di solito nelle vesti di un responsabile, ti spiega apertamente “che carriera e vita sentimentale non vanno d’accordo”, oppure, se sei uomo, tentano l’approccio maschile-empatico-maiale e ti ricordano che “si viaggia molto per lavoro qui da noi, e in giro per il mondo ci sono parecchie opportunità…”, si sprecano quindi risatine maliziose e sguardi complici.
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Il capo maleducato

Il capo maleducato potrebbe darti una risposta rapida ed esauriente ma perde tempo a ridicolizzarti, a mettere in evidenza quanto la tua domanda sia sciocca e fuori luogo; si accerta di ferirti; ti rimprovera – quasi sempre per futili motivi – in presenza dei colleghi; ignora i tuoi punti di forza per concentrarsi con pedanteria sulle piccole debolezze; coglie ogni opportunità per metterti in difficoltà.

Il capo maleducato usa ogni tua parola contro di te; ti può chiamare – mentre sei concentrato su tutt’altro – per coglierti in fallo; è lunatico; aggressivo; semina zizzania; più si rende conto che ci tieni – che ci stai mettendo il cuore – più picchia forte.

Quando ti serve una mano, da lui arriva uno sgambetto. Quando stai per cadere, da lui arriva la spinta.

Il capo maleducato ti rovina le giornate e ti fa andare a casa incazzato nero o peggio disperato.
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DEVO O NON DEVO ANDARE ALL’ESTERO?

L’intramontabile Londra? La selvaggia Australia? O magari una località esotica e di recente sviluppo come Dubai? E perché non la Cina, con la sua crescita vertiginosa?

Qual è il posto migliore per espatriare? Dov’è il futuro?

Da buoni italiani molto probabilmente ci siamo già capiti: sono queste le domande che tutti ci poniamo, delusi dalla mancanza di lavoro, dalla poca meritocrazia, dai salari sempre più bassi, da un’Italia che sembra piena di muri di gomma pronti a rimbalzarci ogniqualvolta tentiamo di realizzare i nostri sogni.

Cercherò di dare una risposta alla domanda posta dal titolo, e vedremo se è veramente necessario scappare all’estero per realizzarsi o se, al contrario, non è determinante e siamo noi un po’ fissati con questa cosa di Londra, dell’Australia, ecc. ecc.
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